martedì 4 marzo 2014

Cin! Cin! C'abbiamo Giuliano Poletti

l’assistenza diretta è quella che viene fornita direttamente dal comune, di solito si chiama SAD (servizio assistenza domiciliare). Il comune normalmente si rivolge ad una o più cooperative che forniscono assistenza domiciliare le quali a loro volta mandano al domicilio della persona uno dei loro assistenti. Normalmente questo tipo di servizio non è in grado di offrire un’assistenza di qualità e di solito non sono in grado di offrire più di un’ora di assistenza al giorno al costo di 20 o più € l’ora, e l’assistito non può scegliersi l’operatore, i tempi e le modalità. Il comune paga la cooperativa e chiede una compartecipazione da parte dell’utente in base all’isee familiare. L’assistenza indiretta invece è quella in cui la persona disabile seleziona, sceglie ed assume autonomamente il proprio assistente o la cooperativa da cui farsi assistere in base a qualità, quantità, convenienza e gusti personali, decidendo tempi, modalità, organizzazione del lavoro in base alle proprie necessità. Certi comuni lasciano al cittadino la possibilità di scegliere fra assistenza diretta e assistenza indiretta con un notevole risparmio per le casse comunali in quanto l’assistenza indiretta costa anche meno della metà rispetto a quella diretta. "Buon giorno, vorrei un chilo di pane e un litro di latte".


Cooperante Cooperativa
"Ecco qua, due etti di prosciutto e tre lattine di birra".

Io
"No mi scusi, ho chiesto un chilo di pane e un litro di latte. Il prosciutto non lo posso mangiare che son ipertesa... e la birra mio figlio non la beve. Sa ha cinque anni....".

Cooperante Cooperativa
"Uh mi scusi! Eccoooo quaaa!".
Il tizio mi guarda con un'aria imbecille e mi mette sotto il naso un chilo di sale grosso e una bottiglia di barbera.

Io
"U-n c-h-i-l-o d-i p-a-n-e. Pane. Sa quello fatto con la farina e l'acqua. E u-n- l-i-t-r-o d-i l-a-t-t-e. Latte. Mucca. Tette della mucca".

Cooperante Cooperativa
"Senta ma ce l'ha una certificazione sulla sua ipertensione e sull'astemia di suo figlio? No perchè prima di vedere se ho in magazzino pane e latte dovrebbe parlare con il comune".

Io
"Certo, come no. SOno piena di certificazioni. Ecco qua. Vede? Ipertesa. E qui vede? Bimbo minorenne amante del latte. Birra e vino possono attendere direi".

Cooperante Cooperativa
"Eh signora mia. Questo non è mica un supermercato sa?".

Io
"Senta mi faccia un favore. Può controllare in magazzino se ha un cartoccio di latte e una cioppa di pane? Va bene anche quello comune".

Cooperante Cooperativa
"Non ha capito, qui non si entra chiedendo. Si prende il numero, si tende la mano e si porta a casa quello che al momento abbiamo. Prosciutto e birra, sale e barbera. Se preferisce altro deve parlare con il Megadirettore".

Ecco, se volessimo sintetizzare in poche battute il magico mondo delle cooperative e del servizio erogato ai disabili, direi che è più o meno come andare dal ferramenta e chiedere una confezione di pomodori pelati.
Peccato che queste cooperative vivano e si moltiplichino grazie ai soldi dei contribuenti. Peccato che quei soldi spetterebbero a chi ha una disabilità e che dovrebbe essere libero di spenderli per la terapia e/o assitenza più adatta al problema.

Nel caso di mio figlio, spettro autistico, le bottiglie di birra e di barbera sono nella realtà dei fatti, accudienti senza uno straccio di preparazione, spesso incapaci di fronteggiare l'esuberante carattere del mio pulcino.

In passato al pupo sono state somministrati fiumi di vino e birra. Fuor di metafora: il bimbo era troppo rognoso? Ipercinetico? Oppositivo? Alla prima palpebra a mezzasta l'amorevole accudiente tirava fuori una branda da campeggio e lo addormentava. Mentre la sua classe cantava, disegnava, pastrocciava con plastilina e tempere, quello ronfava alla grossa. Tornava a casa bello riposato e pimpante. Sveglio già alle quattro del mattino per poi, gaudio dell'accudienza, crollare il pomeriggio in una pennica pomeridiana in piena attività scolastica.

Ora che il giovane Renzi ha messo in piedi la sua squadra mi sa che mangeremo priosciutto e berremo birra per un bel po'. Il Ministero del Welfare si è accorpato Lavoro e Terzo Settore e qui a casa mia ci siamo già vestiti a lutto. Poletti, il Supermegadirettore delle coop e delle onlus, della giungla di piccole e grandi cooperative e associazioni a servizio dei disabili e anziani e non autosufficenti.

Il giovane Renzi che ogni mattina si sveglia con un'ideona sempre diversa e che non vede l'ora di twittarcela (fortuna che io su twitter non ci sono) mi sa che con Poletti ha chiarito finalmente la sua disabilità mentale.
Renzi è fuori dalla realtà, vive in un mondo tutto suo, più chiuso di quello di mio figlio, ma per certi versi più comprensibile e interpretabile per noi "sani" di mente.

Ossia: fiscalità agevolata per  il Terzo Settore. Ossia: qui si penalizzano i disabili e le famiglie con un ISEE che calcola assegni di cura e invalidità civile come se aveste la seconda casa a Forte dei Marmi, si rende impossibile in molte Regioni l'accesso ai fondi per l'assistenza diretta (leggere la storia di Leo) e si allontana sempre di più la possibilità di gestire i fondi dall'interessato.

Io non voglio una "socia" della cooperativa che tenga a bada mio figlio. Io voglio un operatore preparato che conosca le particolarità di mio figlio, che sappia contenerlo, che lo aiuti a trovare un suo modo di stare ed interagire nel e con il mondo.
Io non voglio più andare dal ferramenta per chiedere pane o latte. Vorrei poter scegliere il panettiere e prendere la pagnotta più digeribile per il pupo. E se dovesse costare troppo pagherò la differenza.

Per ora andiamo avanti a sale e alcolici e tamponiamo con terapista privato. Ossia ciò che serve si paga molto (e si fa poco), quello che non serve si paga con le mie e vostre tasche ma, ehi!, ora c'è Renzie e il suo nuovo Ministero delle Copoerative e delle ONLUS. Cin, cin.



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