mercoledì 26 febbraio 2014

Tengo famiglia | Ma anche no se hai un figlio speciale


Teniamo famiglia, di fatto quando rimbocchiamo il letto ai nostri figli, quando baciamo l'adorata compagna o l'amato compagno (con o senza regolare contratto di matrimonio), quando a Natale la lista dei regali da fare comprende nonni, zii, cugini.

Teniamo famiglia nella Carta Costituzionale, nell'ISEE per chi lo deve presentare, nell'IMU e per l'INPS. Teniamo famiglia (meglio se naturale) per i politici italiani, paladini della prima cellula della scietà, guardiani del focolarino domestico.

E allora com'è che questo paradiso autarchico di valori e affetti, appena viene battuto dal venticello della "malasorte", sembra una spiaggia indonesiana dopo lo tsunami?
Aspetti un figlio e il destino ha deciso che nella tua famiglia il pupo sarà due volte speciale.
Tu non lo sai e nemmeno ci pensi perchè hai fatto la villo, o l'amnio, perchè sei ancora giovane e credi che non ci sarà nessun errore nel patrimonio genetico.

Nasce il pupo e tutti sono felici. Si toccano quelle manine e par di sfiorare la volta celeste. I nonni fanno la fila dietro alla porta, le amiche te lo strappano dalle braccia per ninnarlo o fargli fare il ruttino.
Il pupo cresce e la folla adorante non smette di scodinzolare festante appena esponi il principino fuori dal balcone.

Ma tu vedi, un po' perchè sei la mamma e hai nove mesi in più degli altri di convivenza con il pargolo, un po' perchè hai vissuto di più di altri le ansie e le rotture (tralascio le gioie dandole per scontate) della gravidanza.

Vedi quei piccoli sguardi assenti, quel piccolo indice che non punta mai nulla, le paroline che non arrivano mai... La folla di parenti e amici a scodinzolare ci ha preso gusto e non ci pensa nemmeno a smettere:

"Uh! Tu hai parlato a tre anni".
"Paranoica! Perchè dovrebbe indicare a comando! Mica hai messo al mondo una macchinetta".

Ma hai visto e allora confidi al pediatra, e il pediatra che non scodinzola ti ascolta. E consiglia approfondimenti.
Partono gli accertamenti e a scodinzolare questa volta è il padre. "Ti accompagno dallo specialista così dopo la pianti di vedere tutto nero".

Se il pediatra non scodinzolava affatto, lo specialista è un pezzo di ghiaccio che ti inchioda, spalle al muro, con termini strani che a te evocano scenari allucinanti. Torni a casa e comunichi alla folla di amici e parenti strettissimi, i dubbi del dottore.
Ti aspetti che quelle code smettano di agitarsi, che da quelle bocche escano frasi del tipo: "Qualsiasi cosa sia conta su di noi". Le code però si muovono ancora, meno convinte certo, ma quel tanto che basta per creare uno strano vuoto tra te e loro.

Scodinzolano per ricordarti che se c'è un problema è solo e soltanto tuo. A volte in quel mucchio di amici e parenti vedi un viso familiare che fino a ieri non era lì. Il padre inizia la lenta e inesorabile fuga nel mucchio dei cani scodinzolanti.

Ma tu sei la mamma no? L'eroina della prole, la crocerossina della famiglia. Vai avanti come un treno, getti i tuoi binari ad altissima velocità ovunque per poter essere in ogni luogo e sistemare quattro rogne in un solo istante. E intanto il pupo cresce e con lui l'incomprensione e il fastidio di taluni per le specialità di tuo figlio.

Tu non ti curi sempre di loro. Guardi, passi, a volte ti incazzi, altre piangi, altre ancora esci e vai a cena fuori. Ti fai una corazza così rigida che rischia di frantumarsi al primo colpettino dato da qualche anima imbecille. E quando il colpetto arriva crolli come un sacco vuoto e piangi come un pupo in fasce.

Ma sei la mamma speciale di un pupo che ti ha resa due volte speciale. E se la montagna di amici e parenti stanno lì, più lontani dei cucuzzoli innevati del Tibet, tu inizi a chiedere aiuto all'altra famiglia. Alla famiglia putativa, quella della ASL, dei servizi sociali, della scuola e del comune. E più tenti di allargarla quella famiglia buttandoci dentro Provincia e Regione, Associazioni e Club Genitori Speciali, più ti rendi conto che siamo in Italia.

Teniamo famiglia, ogniuno la sua. Guai se tenti di scaricarmi la tua prole difettata o le tue lacrime da donnetta esaurita. Siamo in Italia. I figli son questioni private, da gestire in famiglia. Allo Stato al massimo interessano i feti. Per salvare i feti si arriva a predisporre bonus bebè e culle segrete, a nominare ministre panzute coi denti cariati dalla troppa melassa familista.

Un figlio speciale è una ricchezza. Da tassare con il nuovo ISEE, da depredare con tagli ai servizi.
Una ricchezza che è bene nonn condividere con nessuno. Pena la paresi di molte code e il dileguarsi di molti quadrupedi.

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